Dublino

Primo vero viaggio tutto da sola. Che si sono andata da sola di qua e di là per l’Italia in treno ma un vero viaggio all'estero con tanto di aereo mai. 
Volare da sola mi ha dato una scarica di adrenalina, la paura mista all’eccitazione e alla soddisfazione sono state un cocktail rinvigorente!
Paura di volare da 1 a 10: 7. Che si è vero, “volano tutti” e poi “le hostess come fanno” e “del resto partono un sacco di aerei che atterrano tutti quanti” e poi “mica proprio a me” ma fatto sta che, ogni volta che stacco il culo da terra e l’aereo comincia a salire, io vengo assalita oltre che da quello strano malessere fisico paragonabile solo al mal di mare, anche da paranoie del tipo “chi cazzo l’ha detto che sto coso non caschi?” Paranoie che nella mia testa trovano conclusione solo con la catartica riflessione che “se s’ha da morì, s’ha da morì”, così mi metto l’anima in pace e comincio a guardare fuori dal finestrino e a lasciarmi trastullare dal paesaggio quasi lunare, direi, che genera in me strane allucinazioni nonché idee di romanzi da scrivere…chi ha mai detto di essere sana di mente??













Eccitazione da 1 a 10: 10. Stavo finalmente, dopo 5 lunghi anni, lasciando l’Italia alla volta di un paese nuovo, mai visto, totalmente diverso dal nostro nella lingua, nel cibo, nelle abitudini e nelle fisionomie. Stavo andando in Irlanda, terra dei Leprecauni e di grandi leggende. Avrei girato seppur per solo un week end per le vie di Dublino, città dove la musica è viva, dove sono nati gli U2 e dove i musicisti di strada permeano i vicoli di musica, ovunque! Avrei visto la mia cara InternationalGirl e avrei assaggiato un po’ della sua vita, quella di cui tanto mi parla nelle lunghe serate su skype. Non potevo essere più gasata di così, totalmente proiettata in avanti, pronta a saziare la mia costante voglia di viaggiare, con l’acquolina in bocca di un goloso di fronte a una torta gigantesca tutta per lui!
















Soddisfazione da 1 a 10: 2000! Ero una gran figa con la mia valigetta rossa, perfetta per i controlli rigidissimi di RyanAir sul bagaglio a mano, che me la giravo con nonchalance per l’aeroporto come se viaggiassi tutte le settimane, che mi sono imbarcata con il piglio sicuro di una veterana e che ero lì, culo poggiato sull’aereo e naso spiaccicato contro il finestrino e…stavo volando da sola! 
Che goduria l’indipendenza! Vincere i propri timori e riuscire a fare qualsiasi cosa da sola non ha prezzo, per il costo del biglietto c’è Mastercard (o la mia PostePay)!

Un week end meraviglioso,  dalla tipica movida Dublinese fatta di almeno 3 o 4 pub a sera (ché tanto sono tutti vicini perché il centro città si gira in pochissimo tempo), ai pub caratteristici ricavati dentro vecchie chiese o antiche e lussuosissime banche. Dai ponti pittoreschi che permettono di attraversare il fiume che taglia in due la città, ai quartieri caratteristici come Temple Bar, pieni di musicisti di strada attrezzati con tanto di amplificatore e batteria. Una città dove respiri un’aria di internazionalità forse per tutti gli stranieri che ci lavorano e che affollano le vie del centro, costringendo a scrivere per terra da che parte guardare prima di attraversare visto che gli irlandesi (come gli inglesi) guidano a sinistra e il resto del mondo no!

The Church













The Bank


























Ma l’eccitazione di cui parlavo prima è svanita già il secondo giorno quando sono stata investita dalla nostalgia di casa. Non so perché ma così come desidero tanto partire, quando sono via desidero tanto tornare a casa. Ho iniziato subito a sentire la mancanza di un pezzo di cuore e a desiderare di tornare presto tra le mie cose e i mie affetti pur trovandomi benissimo lì.


Veggie Burger














Nostalgia a parte, ho continuato il mio week end tra i colleghi italiani e spagnoli di InternationalGirl, con i quali sono stata benissimo, tutti molto ospitali (gli spagnoli ci preparavano la paella e gli italiani la pasta, ché il cibo irlandese uccide il fegato!) e tutti molto comprensivi anche per le mie difficoltà linguistiche. Passare un pomeriggio in un appartamentino fumoso con 5 spagnoli a parlare di politica in 3 lingue diverse non ha prezzo, per un corso accelerato di comunicazione internazionale nemmeno Mastercard basta, figuriamoci la mia PostePay!

La domenica sera ero così dispiaciuta di lasciare Dublino ma così gagliardamente felice di tornare a casa (sì lo so, le contraddizioni sono il mio forte!) che non riuscivo a prendere sonno nonostante la levataccia che mi aspettava il giorno successivo per decollare con RyanAir alle… no non ve lo dico. Ma si ve lo dico, alle 6.25!! Si avete sentito bene, alle fottute 6.25! Il che, considerando che tocca essere là almeno un’oretta e mezza prima e che per raggiungere l’aeroporto ci volevano 20 minuti, significava alzarsi almeno alle 4.15, giusto il tempo di infilarsi i vestiti, lavarsi la faccia e provare a darsi un’aria decente visto che una volta atterrata sarei andata direttamente al lavoro. Inutile dire che l’aria decente l’ho riacquistata il giorno successivo dopo aver dormito per 12 ore di fila!
Fatto sta che, il lunedì mattina alle 5, con 3 ore di sonno pervenute (forse) mi ritrovavo in aeroporto, sempre con la mia valigetta rossa che non mi sembrava più tanto figa, con un caffè di Starbucks troppo bollente per essere bevuto in mano, persa nell’aeroporto, con le lancette dell’orologio che avanzavano e la paura di perdere l’aereo che cominciava a mandarmi in tilt il sistema nervoso, a cercare di parlare in inglese con le hostess per capire dove cazzo fossero i controlli per accedere ai gates. Ora, per la cronaca, il mio cervello prima delle 10 del mattino non vuol sentir parlare nessuno, figuriamoci in una lingua straniera!
Comunque sia con l’aria di un cane a cui è stato appena tolto da sotto il naso un osso succulento, ringhiando e maledicendo qualsiasi cosa mi si parava davanti, sono riuscita a imbarcarmi, l’unica cosa che mi dava la forza di non accasciarmi su una panchina della sala d'aspetto a dormire e mi strappava un mezzo sorriso era il pensiero che presto avrei appoggiato le chiappe in Italia e niente e nessuno avrebbe potuto impedirmelo, di certo non una hostess racchia che parlava in una lingua più simile all'ostrogoto che all'inglese!

Conclusioni:
1) Sono perfettamente in grado di fare qualsiasi cosa da sola e anche in più lingue!
2) Viaggiare aiuta a svagarsi e a conoscere mondi nuovi ma anche ad apprezzare ciò che hai lasciato a casa.
3) Il mio inglese sta prendendo una strada ripida e in discesa che non mi piace per niente, quindi proposito per l’anno nuovo: non buttare nel cesso otto anni di studio di inglese e una costante media dell'otto, ricominciando a studiarlo e soprattutto a parlarlo!

Da non dimenticare:
Dublino ha un clima tendenzialmente variabile e anche se piove, si può sempre sperare in un sole accecante nel corso della giornata, tranne a Novembre, ovviamente, che è l'unico mese in cui la pioggia è particolarmente fedele!

E come si conviene, ora che sono tornata a casa, Dublino mi manca!

Commenti

Eva ha detto…
Odio volare pure io.
Ma la bellezza di viaggiare vale anche una piccola fobia. O no?! Baci
CosmoGirl ha detto…
Assolutamente sì!! E vincere quella paura ti fa sentire più forte! :)

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