Il lieto fine di Inachis Io

 di Dire Fare L'Amore


(la prima parte della Favola si trova qui)

Stretta nell'abbraccio della strega-albero, la fanciulla dormiva un sonno chimico e profondo, un'anestesia del cuore, un coma indotto della mente. I rami le cingevano il petto, le foglie le accarezzavano malignamente il volto. Gocce di rugiada cadevano sul suo viso dalle fronde dell'albero. Dentro una spessa corteccia, segnata dal tempo e dalle stagioni, la strega piangeva delle stesse lacrime della fanciulla. Il suo tronco rugoso sembrava ancor più torto e straziato. Le sue radici affondavano nella terra come unghie nella carne.

Ora che possedeva la ragazza, inerme, tra le sue braccia, ora che poteva ferirla, straziarla, ucciderla, la strega stava scoprendo che nemmeno l'odio e la vendetta possono guarire il mal d'amore. Ripensava a quand'era anch'essa ragazza, al suo amore perfetto e diverso da ogni altro per quel ragazzo moro che sembrava uscito da una favola. E che poi era finito, ucciso dall'invidia altrui. Perché nulla scandalizza quanto un amore riuscito.
La strega cominciò a singhiozzare, i sussulti facevano cadere una pioggia di foglie sul terreno. Come era possibile che il suo splendido fidanzato fosse ora diventato un malvagio stregone, ossessionato dalla felicità altrui, malato d'amore, intento solo a rovinare il cuore di chi si vuol bene? Come poteva l'amore andare in odio, come il vino in aceto?



Quando aveva saputo del maleficio fatto al principe, la strega aveva pensato di poter sanare le proprie ferite godendo del dolore altrui. Aveva seguito, non vista, la ragazza nel suo disperarsi, nel reagire incredula alle parole del principe amato. Sentiva qualcosa agitarsi nel cuore, e assecondò il sentimento confondendo rabbia con forza, stordimento con serenità. Una cosa ancora condivideva con il suo amato: l'invidia per chi si ama davvero. E vedere il principe rifiutare la fanciulla e questa precipitare nell'abisso della disperazione era l'unico filo che ancora l'univa al suo moro compagno di un tempo.


La strega chinò le sue fronde verso il corpo inanimato. Sarebbe bastato stringere ancora un poco l'abbraccio legnoso e la ragazza sarebbe morta nel sonno. Finalmente vendicata l'invidia. I rami scricchiolarono stringendosi sulla ragazza. Poi la strega si fermò, immobile e riflessiva come un salice.
Pensò con infinita tristezza alle promesse che aveva scambiato con il suo fidanzato, e che si erano volatilizzate in una sola notte. Guardò la ragazza: come poteva pagare un prezzo così alto, senza aver avuto altra colpa che quella di fidarsi di un uomo?
Con delicatezza la strega sciolse i rami, depose la giovane su un letto di foglie, e si incamminò con vegetale lentezza verso la montagna su cui abitava lo stregone. Il cuore le batteva forte sotto la corteccia. L'avrebbe rivisto per la prima volta da quando il loro amore era finito...



Il mattino dopo il principe si svegliò con un cerchio alla testa di livello serata addio al celibato o almeno festa di incoronazione. Aveva l'impressione di risvegliarsi da un lungo sonno abitato da sogni di diversa natura (da incubo a sogno erotico per intendersi). Ciò che era peggio, peggio del mal di testa, peggio dell'incubo, peggio - ovviamente - del sogno erotico, era il fatto di non ricordarsi nulla, ma proprio nulla del suo passato. Alcuni frammentari ricordi d'infanzia, un paio di feste di Natale al castello, il suo primo cavallo bianco... poi il nulla.
Stordito e confuso, indossò il mantello e scese in città.

Poco lontani, in cima a una torre abitata dai pipistrelli, giacevano sfiniti e sudati, con quella mollezza del corpo e leggerezza dell'anima che molti orgasmi (specie dopo un lunghissimo periodo di forzata astinenza) possono talvolta indurre, la strega e l'ex perfido stregone. Con vegetale lentezza lei si era messa in strada, con vegetale lentezza l'aveva rivisto, ascoltato, capito, sgridato. Con vegetale (ma anche animale, vantaggio della natura magica) passione l'aveva sballottato in ogni dove del suo incantato castello. E poi, poco prima che il piacere lo sconfiggesse, gli aveva fatto promettere (strega, ma anche autenticamente donna) che avrebbe liberato il principe dall'incantesimo.

Il quale principe, ora - ma proprio ora ora, mentre state leggendo perché queste magie avvengono ogni giorno, in un eterno presente - passeggia per il borgo e incrocia quasi per caso la fanciulla, senza sapere però chi essa sia, né quanto in passato l'abbia amata, voluta, né che in seguito l'aveva per magici sortilegi ripudiata. E resta, come si suol dire, impietrito. Tra mille fanciulle comprensibilmente sensibili al fascino di una corona e più che propense ad approfondir la conoscenza, per questa sola il suo cuore sussulta. La ferma, si inchina, le chiede se forse potrebbe accompagnarsi per un tratto di strada.
E la fanciulla, sorpresa ma certo non dispiaciuta, intuisce con femminile sensibilità che una storia d'amore sta ricominciando da capo. Che il principe, incomprensibilmente a lei sottratto è ora incomprensibilmente a lei tornato.



Questo era il meraviglioso finale di Inachis Io di Dire Fare L'Amore,che con un sapiente tocco da scrittore ci ha regalato un vibrante happy ending! 
Passate da lui a leggere i suoi racconti, ne resterete colpiti!

*Questo post fa parte del progetto "Scrivilo tu il lieto fine"

Commenti

Marcello Affuso ha detto…
Stupendo questo finale, complimenti :-)
CosmoGirl ha detto…
Bravo Inachis Io! :)

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