La strada per la felcità


A volte, nella vita, ti capitano delle cose dalle quali non riesci ad uscire, delle situazioni che sembrano non avere una soluzione. Ti capita che ti guardi allo specchio e ti chiedi “come cazzo ci sono finito dentro a questo casino?”
Solo che mentre ci sei dentro non sei lucido, non riesci ad avere il quadro generale dell’assurdità della situazione in cui ti sei cacciato e ti ci infogni dentro sempre di più, ti ostini a trovare il bandolo della matassa, cerchi con violenza di infrangere i muri.
Ma il cervello è strano, sembra che sia lui a controllare tutto, invece a volte perde lo scettro del potere e noi perdiamo la lucidità.
Ci vuole uno sforzo estremo per tirarsi fuori dalla melma e guardare tutto dall’alto, per ridare al cervello lo scettro e per renderci conto di quanto certe situazioni siano più semplici di quanto appaiano.
E allora se sono così semplici perché il più delle volte ci complichiamo la vita?

Quante volte ci siamo ostinate a rincorrere un uomo che non ci voleva? 
A che serve? E’ un fatto che non possiamo cambiare. Non ci vuole. Punto. C’è poco da fare. Non esistono tattiche del tipo “in amore vince chi fugge” o “fatti desiderare”. Sono stronzate. Non ci meritiamo forse un uomo che ci desideri con ogni cellula del suo corpo?

Quante volte ci siamo ostinate a far funzionare una storia i cui ingranaggi non girerebbero nemmeno in mano al migliore degli ingegneri? 
Lui non può essere ciò che non è e tu non diventerai mai qualcosa che non sei. Esiste un ragionevole lasso di tempo per provarci, il resto non dovremmo forse impiegarlo per costruire qualcosa di solido e duraturo?

La natura forse ci ha dotate di un’eccessiva ostinazione che ci fa perdere di vista l’obiettivo finale.
Cos’è che vogliamo tutti al mondo? Ma proprio tutti?
Molto semplice: essere felici. 

E allora dovrebbe essere facile eliminare ciò che ostacola la nostra felicità ma allora perché non siamo in grado di dire “tu non mi rendi felice perciò vai via”?
Ci sono problemi che non possono essere eliminati, ci sono disgrazie che ti annientano ma ci sono anche dolori che, se visti dall’alto, con il cervello, con la lucidità non hanno motivo di esistere, se non il nostro accanimento a non mandarli via.

Una preghiera Cherokee, famosa per essere usata dagli Alcolisti Anonimi, recita: “Concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio per cambiare quelle che posso e la saggezza per riconoscerne la differenza”.
E’ quella saggezza che a volte ci manca, quella che ci fa capire qual’è e quale non è la strada per la felicità.
E poi, sì è vero, ci vuole forza per accettare ciò che non puoi cambiare e prendere un’altra strada ma se davvero vogliamo essere felici non dobbiamo ignorare i segnali di pericolo e tenere gli occhi aperti per trovare le indicazioni giuste.

Commenti

Insight ha detto…
Ma non riuscivi a chiudere occhio ed hai prodotto lo scritto qui sopra o l'hai postato ad orario programmato?
Sai, i pensieri della tarda notte spesso tendono ad essere cupi come il cielo di quelle ore.
Credimi, me ne intendo.
Sia di pensieri cupi che di notti in bianco.
Per il resto ero convinto che non esistesse forza al mondo capace di impedire ad una donna di conquistare l'uomo dei suoi desideri, chiaramente si tratta di uno stereotipo e la realtà è differente.
La soluzione più logica sarebbe razionalizzare, farsene una ragione e mollare il colpo.
Mica facile però.
A rileggere questo commento non credo di esserti stato molto d'aiuto però soluzioni non ne vedo.
sulsecondobinario ha detto…
Secondo me la paura più grande che abbiamo è essere felici...
Alamuna ha detto…
Invece secondo me la paura più grande è di restare soli. Da qui scaturisce l'incapacità di dire, per esempio, "non mi fai felice, vai via".
Siamo inoltre insicuri, molto comunemente, e non sappiamo mai quello che realmente vogliamo. Se anche solo ci venisse in mente di "eliminare dalla nostra vita" ciò che non ci rende felici, non siamo mai sicuri che quella "da eliminare" sia realmente la cosa che ci rende infelici. Io, perlomeno, sto sempre lì a domandarmi "è XXX o sono io?".
Non me la sento mai di dar "torto" ad altri, cresciuta come sono con la convinzione che siamo i diretti responsabili di ogni male e di ogni dolore. Dar colpa agli altri mi sembra vile ed ingiusto. E' dentro di noi la chiave per la nostra felicità, nessuno potrà mai averne una copia da usare per renderti felice.
Cristian Pappafava ha detto…
Il cervello gioca brutti scherzi e per reagire bisogna un attimo fermarsi........capire se il problema è REALMENTE un problema.......quindi se lo è trovare una soluzione....se non lo è....si è già risolto dasolo...o meglio, non c'è proprio bisogno di risolvere niente!

P.S. Il titolo del blog è fantastico!!!
Francescast.84 ha detto…
prima di tutto: Che bello è tornare a leggerti. :P
Secondo: che bello tornare a leggerti così battagliera ... acc ... le vacanze ti hanno fatto proprio bene :) smack
CosmoGirl ha detto…
@Insight: esattamente! che non so se sia un bene o un male...hai ragione la notte porta pensieri cupi o forse grandi illuminazioni...chi lo sa? :) Grazie che mi segui sempre con costanza! Un abbraccio a te e a Wiz

@sulsecondobinario: eh sì, è vero...alcuni hanno paura di essere felici e difficilmente se ne accorgono ma passano la vita intera a distruggere ciò che di bello hanno tra le mani...

@Alamuna: mi trovi d'accordo su tutto, sulla paura di stare soli, sul pensare "magari sono io", solo non sono certa che la felicità risieda dentro di noi...Lo dicono in molti, è vero, ma forse io credo che in noi risieda la capacità, il desiderio, al massimo la determinazione ad essere felici ma se certe cose ci fanno stare male, come si fa ad essere felici?

@Francy: grazie, sei sempre un vero tesoro...anche se...non lo so ancora se sono proprio tornata a tutti gli effetti, forse è stata solo colpa dell'insonnia come dice Insight! Ti abbraccio
CosmoGirl ha detto…
@Cristian: eh hai ragione...beata razionalità!!!
Benvenuto e...grazie dei complimenti! :)
Francescast.84 ha detto…
bè, però questo post, mi sembra un buon inizio per tornare :P
Memole ha detto…
Quello che hai scritto è vero...Tante volte non vogliamo accettare la realtà...E continuiamo su una strada che non è quella giusta...
M.I. ha detto…
La verità è che nessuno sa quale sia il "ragionevole lasso di tempo" :)
'ela ha detto…
Ognuno di noi corre dietro alla "felicità", sia essa di forma e logistica diversa di volta in volta, ma la verità è che nessuno di noi è davvero in grado di raggiungerla perché l'appagamento completo genera insoddisfazione ed una nuova ricerca, ancora più estenuante di quella legata alla felicità personale...è facile porsi come obiettivo primario quello di esser felici, è difficile ammettere a sé stessi d'averlo raggiunto e di essere davvero felici come si immaginava di poter essere!
modemoda ha detto…
che parole giuste. :(
Anita
Robilandia ha detto…
Proprio una riflessione condivisibile, mi mancavano questi post! Mi trovi d'accordo su ogni parola, ma ho un cruccio ricorrente... “tu non mi rendi felice perciò vai via”: ragionai così e agii di conseguenza. "Lui non può essere ciò che non è": ma lui era chi volevo. Insomma, non discutevo il suo essere, ma non mi rendeva più felice. Avrò fatto la mossa giusta? Eppur mi manca!
CosmoGirl ha detto…
@Francy: Grazie di cuore! A presto! :)

@Memole: eh sì, accettare la realtà a volte è difficile e ci vuole tempo, tanto tempo, per riuscirci...

@M.I.: Io credo che il "ragionevole lasso di tempo" sia il limite tra la tua felicità e la tua infelicità! ;)

@'ela: è vero quello che dici, a volte non riusciamo a "rassegnarci" di essere felici ed è anche vero che non siamo mai contente però, anche se non ci rendiamo conto di essere felici, di sicuro sentiamo forte e chiaro quando siamo infelici.

@Anita: ahimè...grazie! :) E benvenuta!

@Robilandia: perdonami ma non capisco, se lui era ciò che voleva perché non ti rendeva felice? Io ragiono sempre con questo interrogativo "questa cosa (qualsiasi cosa sia: amicizia, lavoro, partner) mi migliora la vita?" Un abbraccio e bentornata!

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